Libereeeeee.
Infine. Nonostante tutto.
Solo alcune. Ma libereeee.
Sono le tre del mattino in piazza, a Beitunia, paesino alla periferia ovest di Ramallah. E inizia a non esserci più nessunx. Stanno infine tornando ciascunx alle proprie case le prime 90 persone che l’entità sionista è stata costretta a tirare fuori dalle sue prigioni.
è stata una giornata lunga quella di questo 19 gennaio 2025 appena finito.
Era chiaro che l’entità sionista voleva far perdere tempo, arrivare a notte inoltrata e fare in modo che non ci fosse nessunx ad accogliere le persone rilasciate. L’avevano già fatto nella prima liberazione di prigionierx nel novembre 2023. Lo fanno ogni volta.
Succede sempre a Beidunia, dove dal 1988 si trova la prigione di Ofer.
è l’unico tra i 17 carceri israeliani che si trova dentro il territorio formalmente riconosciuto come sotto totale governo dell’autorità palestinese. Vi sono poi altri tre centri detentivi israeliani in Cisgiordania, ma usati per trattenere chi viene arrestatx mentre vengono fatte le indagini, ovvero in settimane di interrogatori e isolamento.
Ofer si trova in zona A. Eppure quest’oggi hanno dichiarato tutto lo spazio fuori dalla prigione, dove si erano radunatx lx familiari e solidali, zona militare chiusa. Mentre la croce rossa, incaricata come parte terza nella gestione dello scambio dellx “ostaggi”, visitava ogni detenutx che era confluita a Ofer per il rilascio, fuori si sparavano lacrimogeni e proiettili di gomma (proiettili ricoperti di plastica) contro chi si era radunatx, parenti, solidali e militanti. Ci sono stati tre feriti. è andata bene, a novembre del 2023 un ragazzo è stato ammazzato e un’altro ha perso un occhio negli scontri.
Nel frattempo, era dalla notte precedente che, in giro per la Cisgiordania e in particolare a Gerusalemme est, l’esercito entrava in casa di alcunx che sarebbero statx liberatx per minacciare lx parenti, imponendogli di non festeggiare.
Nonostante tutto questo, in serata è arrivata molta più gente in piazza a Beitunia. C’era chi accendeva fuochi per scaldarsi e condivideva bevande calde. Non solo giovani e uomini, più o meno coperti, a tenere bandiere dei vari partiti e movimenti e lanciare e ripetere cori resistenti. Anche molte donne di tutta l’età: giovani ragazze con la kufiah al collo e signore vestite elegantemente. Una ragazza, con un cappotto di lana, apparentemente non preparatasi per gli scontri, si era invece organizzata e distribuiva fazzolettini intrisi di alcool per lavarsi il gas dagli occhi.
Da quella piazza una breve strada, un’altra rotonda e un’altra strada ancora a separare dal carcere. Poco meno di 2 km. L’entità sionista voleva questo tratto svuotato dallx palestinesx. Come vogliono sia tutta la Palestina. Così ci si è dovuti difendere la propria presenza lì. I più esperti in prima linea, a confrontarsi con i militari. Ma tuttx determinatx a restare. Ambulanze passavano e tornavano. Forse altri feriti.
Alla fine si sono arresi, verso l’una i due autobus con le donne e i minori sono apparsi. Alcuni giovani sono saliti sul tetto degli autobus e han fatto il corteo da lì sopra, sventolando tutte le bandiere. Tanti corpi, attorno, urla e canti.
Quando gli autobus son arrivati quasi alla piazza, le liberate sono iniziate a scendere e son cominciati gli abbracci. I mazzi di fiori, le teste delle donne vestite da ghirlande di fiori. A significare che sono delle vittoriose combattenti. I corpi, i pianti, la gioia, per alcune le prime parole pubbliche davanti alle telecamere dei giornalisti su quanto si è dovuto vivere. E niente.. come descrivere cosa si prova durante una liberazione di massa? Chi l’aveva mai vista prima. Come immaginarsene una, non solo qui in Palestina?
Mentre succedeva tutto questo, un ragazzo di 22 anni è stato ammazzato in un altro carcere israeliano. è il 56esimo da quando è iniziata la guerra a Gaza. Al cimitero dei martiri del campo profughi in cui è nato, il loculo è già pronto. Sono settimane che glx abitantx hanno costruito nuovi loculi. Il corpo di Mohammed chissà quando potrà arrivarci.
L’entità sionista si tiene i corpi, come vendetta per le famiglie, così impossibilitate a elaborare il lutto, e come repressione politica, impedendo la dimostrazione funebre per la persona divenuta martire.
In piazza a Beitunia, mentre le persone scendevano dagli autobus, due droni israeliani sorvegliavano incessantemente tutto. Delle 240 persone rilasciate in novembre 2023, 27 sono state riarrestate. E tre dei ragazzi rilasciati sono poi stati ammazzati in operazioni da parte dei militari.
La vendetta sionista non si ferma. E moltx qua temono, o meglio sanno, che la fine, purtroppo forse tregua, della guerra a Gaza comporta l’incremento della guerra in Cisgiordania, dove da mesi vengono bombardati i campi di rifugiati nelle città del nord.
La Cisgiordania tutta che diventa una nuova prigione.
Non può non essere una liberazione di massa.
Non ricorderete di aver lasciato il Mediterraneo,
un Estratto di Penultimo discorso del
nella solitudine dell’eternità in mezzo a una foresta
piuttosto che sul limitare di un dirupo.
Ciò che vi manca è la saggezza della sconfitta,
una guerra perduta, una roccia ben salda
nello scorrere del fiume impetuoso del tempo,
un’ora di abbandono fantastico per un cielo di polvere necessario
per maturare dentro,
un’ora di esitazione tra un sentiero e l’altro.
Un giorno Euripide verrà a mancare
così come gli inni di Canaan e di Babilonia,
Il Cantico dei Cantici di Salomone per Shulamith
e il mughetto del desiderio tra le valli.
Ciò di cui voi uomini bianchi avrete bisogno sarà la memoria di
come tenere a bada i cavalli della follia,
i cuori levigati dalla pomice in un turbinio di violini.
Ciò è quanto che vi occorrerà,
oltre a un’arma che non sa decidersi.
(Ma se proprio devi uccidere, uomo bianco, non trucidare
le creature che hanno fatto amicizia con noi.
Non trucidare il nostro passato.)
Vi servirà un trattato con i nostri fantasmi in quelle
sterili notti invernali,
un sole meno splendente, una luna meno piena
affinché il delitto appaia
meno affascinante sugli schermi.
Quindi prendete il tempo che volete
mentre fate a pezzi Dio.
pellerossa all’uomo bianco
di Mahmoud Darwish, 1992